Con la locuzione “scomparsa dei fatti”, oltre a richiamare ad un ottimo libro di Marco Travaglio, voglio soprattutto tirare in ballo “Il Fatto”, quello scritto fra virgolette e a lettere maiuscole, il celebre programma d’approfondimento socio-politico di uno dei più grandi giornalisti del Novecento, Enzo Biagi; come dimenticare quello strano signore che ogni sera entrava nelle case degli italiani, che con le sue interviste era capace di far capire anche a te, bambino di 7/8 anni, tutti gli argomenti più complessi e meno banali della giornata… Ma non sono qui per commemorare questo grande giornalista, quanto per appurare una triste realtà: in Italia i “Fatti”, i programmi d’approfondimento, stanno sparendo; e più che per quantità (non sono tantissimi, ma ci sono), scompaiono “per qualità”: nell’attuale panorama televisivo, infatti, non esistono trasmissioni che riescano ad arrivare minimamente alla chiarezza ed alla completezza giornalistica di quei 10 minuti di Enzo Biagi e delle sue fantastiche interviste.
Il sopra descritto processo di scomparsa dei programmi d’approfondimento è però sottoinsieme di un male molto più serio: l’approfondimento, infatti, sta trascinando con sé nella tomba il fatto stesso, la semplice cronaca, insomma. Al fatto reale, ormai, si preferisce anteporre l’opinione. Questo perché il fatto in sé è un elemento rigido, che non si può piegare, mentre l’opinione si presta facilmente alla modifica a uso e consumo del modellatore (che in Italia il più delle volte corrisponde al Presidente del Consiglio!). Facciamo un esempio: Berlusconi che bestemmia in luogo pubblico, è un fatto. Ma possono i telegiornali, notoriamente “cani da guardia del Potere”, riferire ad un paese che è a maggioranza cattolico e, diciamolo, anche un po’ bigotto, che il cattolicissimo Presidente del Consiglio ha proferito ingiurie contro il Nome di Dio Santissimo? Naturalmente no... Ed è così che il fatto viene cancellato, messo da parte per far spazio all’opinione. E allora ci si vede il faccione di Mons. Fisichella davanti lo schermo televisivo, che ci dice che “la bestemmia va contestualizzata” e il sempreverde Fabrizio Cicchitto che da Montecitorio difende il premier, contro “la sinistra moralista e forcaiola” . Così il fatto di Berlusconi che bestemmia è scomparso, sostituito dall’inutile dibattito sulla bontà o meno della bestemmia.
Tutto ciò sta portando l’Italia, oltre che all’impoverimento giornalistico e contenutistico, alla diminuzione generale della libertà di stampa: secondo un rapporto dell’autorevole organizzazione internazionale Freedom House, infatti, l’Italia si classifica come l’unico Paese “parzialmente libero” dell’Europa Occidentale, al pari delle repubbliche ex sovietiche.
In Italia la classe giornalistica (salvo rare eccezioni) è un disastro: siamo in mano al “giornalismo” dei Augusto Minzolini, degli Emilio Fede, gente che se si trovasse momentaneamente senza un padrone, se lo inventerebbe, “yes-man” che si piegano ancor prima che qualcuno gliel’abbia ordinato. Insomma, tutt’altra pasta rispetto ad un altro grande giornalista del Novecento, Indro Montanelli, che dalle colonne del suo Giornale scriveva: “Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore.”
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