
I governi cosiddetti tecnici o amministrativi sono i peggiori governi politici che si possa immaginare, il loro scopo è quello di fare il contrario di ciò che la sovranità popolare ha indicato, sono antipopolari e reazionari.
I governi cosiddetti tecnici o amministrativi sono i peggiori governi politici che si possa immaginare, il loro scopo è quello di fare il contrario di ciò che la sovranità popolare ha indicato, sono antipopolari e reazionari.
Così affermava Palmiro Togliatti nel 1963, durante un suo discorso alla Camera dei Deputati.
Eppure coloro che prima stavano nel suo partito (magari diventati oggi alte cariche dello Stato) sembrano averlo dimenticato...
2 liberi pensieri:
Io invece la vedo diversamente. Al punto che per me non avrebbe neanche senso il termine “governo tecnico”, per il semplice motivo che i ministri dovrebbero SEMPRE essere dei “tecnici”. Di “politico” dovrebbe bastare già il premier, designato direttamente o indirettamente dagli elettori, e la sua linea politica dovrebbe consistere nei punti del suo programma (sul rispetto dei quali dovrebbe vegliare politicamente il Parlamento), nonché nella scelta, a sua volta “anche” politica, di nominare dei ministri e scartarne, o non prenderne in considerazione, degli altri (per esempio, i veti dei trogloditi e dei fascioreligioidi contro Veronesi alla Sanità rendono già più che politico il nascente governo, e questo è solo un esempio). Ma poi, nello specifico, questi signori ministri dovrebbero essere OVVIAMENTE dei tecnici, cioè persone esperte e capaci nel campo che saranno chiamati a dirigere, e non dei politicanti fanfaroni e burocrati che di quel campo, in concreto, non conoscono né capiscono una beata cippa.
riaffermare il primato della politica sembra più una bestemmia che non i valori e le motivazioni che hanno permesso guerre di liberazione, redazione di Costituzioni, rinascita di macchine complesse come gli stati, sistemi politici "democratici".
L'imbarbarimento culturale che ha portato alla crisi sistemica attuale ha la necessità di una risposta che equivalga ad un nuovo progetto di società.
Nel momento in cui uomini e idee possono concorrere a questo progetto di equità sociale e sostenibilità ambientale, senza esitazione..."Al lavoro e alla lotta"
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